Arroccato su di un colle, al centro della valle, Compiano (m. 466) pare voglia ancora dominare, come un tempo, sul territorio circostante. Il castello, le possenti torri angolari, le mura, i campanili, le case che s’alternano diseguali, già dal basso della valle, trasmettono al visitatore il fascino dell’antico, del paese storico. E storia alle spalle, Compiano ne ha davvero. Una storia legata, com’è naturale, al castello.
Come spesso capita con i monumenti antichi, anche in questo caso non si conosce una precisa data di nascita. Così dobbiamo accontentarci di sapere che il castello, nel 1141, già esisteva in quanto è documentato che proprio in quell’anno i Malaspina lo cedettero al Comune di Piacenza che in quel tempo dominava su tutta la valle: dirlo millenario, non è quindi azzardato.
Cosa c’è da vedere
Il borgo
Si accede al borgo di Compiano attraverso tre porte, un tempo fortificate. Quella più in basso, detta “delle Monache” è la principale e ancora oggi dà la sensazione di essere presidiata. Uno stemma farnesiano in marmo la sovrasta e per superarla si deve passare sotto una robusta volta a botte. Ci accoglie una strada stretta in acciottolato, con due guide, che sale fino alla sommità del colle ove è posto il Castello. Lungo questo percorso che ci permette di vivere sensazioni inusuali e respirare un’atmosfera medioevale, si susseguono antichi palazzi, portali, stemmi. Segnaliamo:
- sulla sx, al n. 19, bel palazzo (casa torre ?) con finestre a ogiva e bella muratura in sasso su linee parallele, risalente al XIII-XIV sec.
- al n. 5, in una nicchia, formella in marmo di Carrara con scolpita una Sacra Famiglia (XVII-XVIII sec.)
- in piazza Scopesi, vera balconata sulla valle, vediamo all’orizzonte, sulla sx, il crinale toscano e sulla dx, quello ligure. In questa piazza avviene lo spoglio finale relativo all’assegnazione del Premio letterario Pen.
- in fondo alla piazza, a fianco della chiesa, la porta detta “di Compianino”.
- ora si sale lungo la via Marco Rossi Sidoli. Si passa di fronte al bel palazzo del Comune, all’Oratorio di San Rocco, si costeggia il Castello e si arriva alla terza porta detta “della cisterna”.
Chiesa di San Giovanni Battista
In questa antica chiesa, edificata nelle forme attuali nei primi anni del seicento, con restauri successivi. troviamo un Crocifisso quattrocentesco che la tradizione ritiene miracoloso.
Si trova nella terza cappella a sinistra e tanta è la venerazione dei fedeli che da secoli, ogni anno, gli viene riservata un’apposita festa: quella, appunto, “del Crocefisso” che si tiene, con grande concorso di fedeli, il 14 agosto. Soltanto in questa occasione viene esposto sull’altare.
Nella quarta cappella a sinistra, statua di San Rocco in marmo, quella stessa che ogni anno, la prima domenica di luglio, viene condotta in processione giù fino al Taro per la tradizionale e secolare “benedizione delle acque”.
Degno di nota anche il così detto “Manto della Madonna delle Monache Agostiniane” (sec. XVIII) che qui ebbero un convento a partire dal 1599 e fino alla sua soppressione nel 1805. Il manto, in seta, è impreziosito da ricami sia nell’ornato che nelle delicate figure che rappresentano fiori e fogliame, con riflessi dorati. La statua, che normalmente si trova in sacrestia, viene esposta soltanto nel giorno dell’Assunta (15 agosto). Nell’occasione la statua viene condotta in processione.
Oratorio di San Rocco
Venne edificato nei primissimi anni del seicento quale sede della Confraternita dei Battuti. Questa ebbe riconoscimento ufficiale da parte Papa Urbano VIII che nel 1638, con apposita bolla, la riconobbe con il titolo di Arciconfraternita di San Rocco.
Museo “Gli Orsanti”
L’ Oratorio di San Rocco ospita il Museo “Gli Orsanti”, sorto nel 2001 su iniziativa di M. Teresa Alpi. E’ dedicato a coloro che emigrarono dalla Valtaro e dalla Valceno con orsi, scimmie e cammelli verso le strade e le piazze del mondo. Vi sono esposti manifesti, foto, documenti, ma anche riproduzioni in carta pesta degli animali usati negli spettacoli, oltre ad oggetti vari utilizzati dagli orsanti: gabbiette, museruole, strumenti musicali, tra i quali l’antica ghironda.
Il Museo, unico nel suo genere, rimane aperto da Pasqua a fine ottobre, con orari diversi a seconda dei mesi. Ogni domenica 14-18. Il prezzo di ingresso è di 4 euro. ( Tel. 0525825513 – 3207253446).
Castello
Sta sulla sommità del colle, in bella posizione dalla quale si domina a trecentosessanta gradi il paesaggio. Ha impianto trapezioidale con torri ai vertici che probabilmente sono state abbassate a livello delle murature. La sua esistenza è documentata fin dal 1141, anno in cui i Malaspina lo cedettero al Comune di Piacenza che in quel tempo dominava su tutta la valle.
I lavori di restauro eseguiti negli ultimi anni hanno, tuttavia, evidenziato tipologie edilizie che potrebbero risalire intorno all’anno mille.
Nel secolo XIII, la famiglia Landi, d’origine piacentina, iniziò ad acquisire terreni in Valtaro e nel 1257 riuscì ad acquistare il Castello di Compiano e lo tenne, quasi ininterrottamente, per più di 400 anni, fino alla cessione ai Farnese (1682).
Venne utilizzato come prigione durante il periodo napoleonico e anche successivamente, nel 1821 e nel 1831, in occasione dei moti risorgimentali che interessarono il Ducato.
Dopo diversi passaggi di proprietà, il castello venne acquistato, nel 1966, dalla signora Lina Raimondi Gambarotta che vi collocò la sua collezione di mobili e oggetti d’arte. Alla sua mote (1987) ha lasciato al Comune di Compiano il castello e tutto quanto vi si trovava.
Museo “Marchesa Raimondi Gambarotta”
La visita permette la visione di una serie di stanze arredate con oggetti d’arte di varia provenienza. Si tratta di arazzi, sculture, dipinti di stili ed epoche diverse. Non mancano parti che si richiamano al lontano passato del castello: pavimenti, camini, soffitti che spesso recano lo stemma dei Principi Landi.
Museo Massonico
Nel castello, primo e, per ora, unico in Italia, troviamo il Museo Massonico Internazionale “Orizzonti Massonici”. Tre sono le sale che ospitano l’esposizione ricca di medaglie, onorificenze, cimeli, quadri che si richiamano a quel simbolismo tanto caro alla massoneria inglese del settecento e dell’ottocento. Lo spazio espositivo denominato “sala 33” è curato direttamente dal Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani e presenta oggetti di provenienza italiana.
Cereseto - Battistero
A circa 14 km da Compiano, lungo la provinciale che porta a Bardi, si trova il piccolo borgo di Cereseto che nel luglio del 1944 venne dato alle fiamme dai nazi-fascisti. All’interno del borgo, di fronte alla chiesa, un particolarissimo battistero tra i pochi nell’intera provincia a sorgere all’esterno e staccato dalla chiesa. Risale alla seconda metà del settecento, con caratteristiche tutte sue. Più che un Battistero sembra, per le sue insolite dimensioni, un Oratorio. Costruito interamente in pietra, ha la forma di un ottagono irregolare ed è preceduto da un ampio portico a tre archi a tutto sesto, poggianti su pilastri quadrati. L’interno, in pietra a vista, ha la volta dipinta con motivi floreali. Al centro il Fonte in pietra d’arenaria, ricavato alquanto rozzamente da un unico blocco. L’altare, sempre in pietra, s’accompagna con i muri. Dietro, assai malandata quanto suggestiva, la statua lignea di una Madonna grezzamente lavorata, ma di indubbio effetto.
Appuntamenti d’autunno (2009)
Settembre
1: Festa di San Terenziano a Isola (religiosa)
5-6: Fiera di San Terenziano a Isola
5-6: Premio letterario P.E.N.
8: Madonna del Faggio